giovedì 2 agosto 2012

Market Year

Dal 1° agosto 2011 è passato un anno esatto. Un periodo che è apparso lunghissimo sui mercati finanziari, tra annunci di downgrade per gli Stati Uniti, crisi greca, spread in tensione per Italia e Spagna e, perfino, voci crescenti su un possibile crack dell'euro. Oggi lo scenario appare leggermente migliorato rispetto al recente passato, anche se i grandi pericoli non sono scongiurati: proviamo a vedere cosa ci aspetta in questo nuovo agosto caldo e fino al termine dell'anno. Tutto comincia dagli Usa All'ennesimo richiamo di Barack Obama all'Europa perché "faccia presto le riforme", in modo da non danneggiare il resto del mondo, qualche analista ha ricordato che proprio dagli Stati Uniti è partito il contagio. Non solo quello del 2007 con lo scoppio della bolla immobiliare, ma anche quello relativo alla nuova ondata di crisi finanziaria che stiamo vivendo. Dopo una prima parte di 2011 caratterizzata da un moderato ritorno all'ottimismo, i mercati cominciano a soffrire con l'inizio di agosto per i timori di downgrade sul debito pubblico americano. Dopo mesi di tira e molla, il 2 agosto Repubblicani e Democratici trovano un accordo alla Camera per il nuovo tetto sul debito pubblico, ma questo non frena la pioggia di vendite sui mercati internazionali. Lo scoppio della bomba greca Le nuove turbolenze non risparmiano nessuno (compresi i mercati emergenti), ma hanno un'eco maggiore in Europa, che già presentava lo stato di salute più precario a causa dell'elevato debito pubblico di molti Paesi. I grandi investitori internazionali tolgono i soldi dal tavolo europeo, scatenando un'impennata degli spread tra Paesi core dell'Eurozona (Germania) e quelli periferici (soprattutto Irlanda e Grecia). Anche l'Italia, che ha il terzo debito pubblico più alto al mondo, viene investita dal pessimismo, con il differenziale BTp-Bund a dieci anni che supera i 400 punti. Le manovre lacrime e sangue non invertono il trend Pressato dalle autorità europee, il 17 agosto il Governo Berlusconi mette a punto una manovra economica durissima: 45,5 miliardi di euro per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Lo spread scende sotto quota 300 punti, mentre Piazza Affari perde quota zavorrata soprattutto dai titoli bancari. Il cambio di Governo Dalla fine di agosto, tuttavia, il differenziale BTp-Bund ricomincia a salire e poche settimane dopo arriva il declassamento da parte di S&P sul debito pubblico italiano. Da quel momento lo spread comincia a correre senza soste, fino al picco di 575 punti del 9 novembre, dopo che Silvio Berlusconi smentisce di volersi dimettere. Il precipitare degli eventi spinge comunque al cambio di Governo, con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che incarica Mario Monti. All'inizio di dicembre l'ex professore della Bocconi mette a punto una manovra da 30 miliardi di euro, che porta lo spread sotto i 400 punti. Il differenziale si mantiene per qualche settimana su quel livello, complici i passi in avanti europei sulla convergenza fiscale. Il calo illusorio dei primi mesi Il 2012 si apre con un raffreddamento delle tensioni sull'Eurozona e lo spread scende fin sotto i 300 punti, grazie anche all'effetto del taglio dei tassi da parte della Bce, per poi cominciare a risalire in primavera in seguito all'acuirsi della crisi bancaria in Spagna, all'incertezza elettorale in Grecia e alle distanze tra i diversi Governi dell'Eurozona. Nel frattempo peggiora la congiuntura anche nei mercati emergenti, mentre gli Stati Uniti viaggiano su una situazione di disoccupazione inalterata, sopra quota 8%. I due Mario mettono all'angolo la Merkel A fine giugno il vertice Ue - su pressione di Mario Monti, che porta dalla sua anche il premier spagnolo Rajoy e quello francese Hollande, di fatto mettendo in minoranza il cancelliere tedesco Merkel - sancisce il via libera agli aiuti per le banche spagnole e l'istituzione dello Scudo anti-spread. Nei giorni successivi lo spread scende, ma alcuni esponenti della Banca centrale tedesca rilasciano interviste per annacquare lo scudo, provocando un'inversione di tendenza. Il cerchio si chiude nei giorni scorsi con il presidente della Bce Mario Draghi che assicura: "faremo di tutto per salvare l'euro", seguito all'indomani dalle stesse rassicurazioni da parte del Governo tedesco. Lo spread scende sotto i 500 punti e le Borse respirano. E ora? A un anno esatto dallo scoppio della crisi sui debiti sovrani, l'economia del Vecchio Continente appare più debole: complici le manovre economie per mettere in sicurezza i conti pubblici, quasi tutta l'area è ricaduta in recessione (-2% la stima sul Pil italiano per l'anno in corso). Piazza Affari nel frattempo ha accumulato un calo di circa il 15% e si vocifera di nuove manovre in arrivo entro fine anno per assestare un colpo all'enorme debito pubblico accumulato nei decenni (123% del Pil). In sostanza, né le manovre economiche, né gli interventi di politica monetaria della Bce hanno consentito di affrontare i problemi cronici sul tappeto. Eppure, a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, non manca qualche elemento positivo. In primis sembra mutato l'atteggiamento della Germania: la locomotiva europea ha capito che rischia di deragliare se la recessione nei Paesi vicini proseguirà e ha allentato i cordoni della borsa. Di pari passo anche Draghi sembra aver accresciuto la propria autonomia e i mercati hanno mostrato grande fiducia verso le sue parole. Il tutto in un contesto che vede il comparto azionario quotare con multipli particolarmente bassi, mentre i dati semestrali pubblicati negli ultimi giorni stanno evidenziando una situazione dei conti migliore del contesto macro. Quanto basta per far tornare un po' di fiducia sull'equity e allentare le tensioni sullo spread, che ormai sembra essersi attestato tra 450 e 470 punti.


Nessun commento:

Posta un commento