lunedì 10 dicembre 2012

La chiave del Successo




Di seguito riporto una breve testimonianza, la quale mi assomiglia molto in termini di ritorno economico. E' proprio questa la mia missione, aiutare le persone a capire come funziona il denaro, con delle piccole dimostrazioni.


Se dovessi scegliere il nome dell’autore che mi ha “aperto” la mente per primo, direi senza orma di dubbio Robert Kiyosaki.
Ritengo il suo libro “Padre Ricco, Padre Povero” la vera spinta verso il miocambiamento di convinzioni.
Dovete sapere che a 22 anni non appena entrato in azienda, andai subito da un promotore finanaziario di fiducia (tutt’oggi un mio caro amico) per pianificare con lui quelle che consideravo le basi per il mio futuro.
Come prima cosa, aprii un fondo previdenziale (la pensione integrativa per intenderci) in modo da assicurarmi una volta terminato di lavorare, una serena vecchiaia (oggi mi chiedo se con le stesse convinzioni di allora arriverei mai ad invecchiare!).
Pensai anche ad un futuro acquisto di una casa, e sempre consigliato cominciai ad investire mensilmente parte del mio stipendio in obbligazioni a basso rischio, in modo da ritrovarmi nell’arco di circa dieci anni (era quello più o meno il periodo che avevamo programmato) con una discreta base per l’anticipo di un mutuo.
Certo pensandoci adesso mi viene da ridere, ma non rinnego quello che ho fatto ne tantomeno me la prendo con il mio promotore che mi aiutava a “preservare” il mio capitale come una brava formichina laboriosa.
Anzi vedevo in lui (data forse anche la differenza di età) una sorta di padre, perchè proprio come il mio, mi consigliava di risparmiare in attesa di eventi migliori.
Certo, trovare oggi un ragazzo di soli 22 anni che sceglie di “dirottare” parte dei suoi guadagni su un fondo previdenziale, non è cosa facile, è un pò come una mosca bianca.
Rimango sempre colpito nel vedere quotidianamente giovani senza idee, progetti, ma soprattutto con ideali ed un futuro di scarso valore, trascinarsi nelle scuole, nelle università con l’unico obiettivo di far passare il tempo.
Per fortuna non tutti i ragazzi sono così!
Mio padre mi ha sempre insegnato a dare valore ai soldi guadagnati con sacrificio, a non sperperarli inutilmente, a ponderare le mie azioni. Credeva (e crede tutt’ora) fortemente ad un lavoro come dipendente.
Ritiene indispensabile la presenza di una grande azienda alle spalle, come una sorta di tutore da cui ricevere protezione.
E’ vero, per molto tempo anche io la pensai così, soprattutto nei primi anni di lavoro. Probabilmente anche per il fatto di lavorare per una grossa multinazionale (se avete esperienze di tale tipo sapete che li ti inculcano l’idea di famiglia, di valore aziendale, il sacrificio per il bene collettivo, la lunga e faticosa ricompensa, ecc.) mi ritenevo “approdato” nel posto giusto.
Con gli anni capisci che puoi ammazzarti di lavoro, farti illudere quanto vuoi, ma oltre agli straordinari che potrai fare, la tua paga sarà sempre la stessa.
Con il cambio dell’euro poi ho visto convertire perfettamente il mio stipendio nel medesimo valore, ma contemporraneamente ridursi il mio potere d’acquisto.
Conoscete qualcuno a cui sia capita la stessa cosa?
Tornando a Kiyosaki, lessi il suo libro quando anni dopo, partecipando ad un seminario sugli investimenti immobiliari, il docente che teneva il corso (Alfio Bardolla) ci illustrò quello che l’autore usa chiamare Cash Flow, il “flusso di cassa”.
Cosa è il Cash Flow?
E’ un metodo con la quale Kiyosaki (ancor prima di lui il Padre Ricco) spiega la differenza tra passività ed attività, ossia ciò che periodicamente ci porta soldi nelle nostre tasche e ciò che invece ce li toglie.
Per farvela breve e per tornare al discorso della casa (per chi non abbia ancora letto il libro) vi pongo un quesito. Sapete il mutuo della casa dove andiamo (io no!) a vivere in quale delle due categorie va a collocarsi?
Beh, ve lo dico io, nel quadrante (ricordatevi questo termine) delle passività. In poche parole, ogni mese il mutuo della casa dove viviamo, ci toglie soltanto soldi dalle nostre casse e non “lavora” come invece potrebbe fare.
“Padre Ricco, Padre Povero” ha come sottotitolo “Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro”.
In questa frase mi ci ritrovo perfettamente, perchè come vi avevo accennato all’inizio, mio padre è sempre stato un pro-dipendente, un “lavora per la pensione”, un “metti da parte per tempi più duri”.
Certo non lo diceva per farmi del male (anzi lo ringrazio infinitivamente per i sacrifici che ha fatto in passato per me e per i miei fratelli), sono semplicemente le sue convinzioni.
In fondo, tutt’oggi ho amici, anche più giovani di me, che la pensano come lui.
Col passare dei mesi cambiai totalmente visione e convinzioni, e trasformai pian piano le mie passività in attività. Le feci diventare delle rendite automatiche.
Decisi più avanti di approfondire il discorso, proseguendo i mei studi e la miaformazione, grazie anche al lavoro di altri trainer affermati, con la quale tutt’oggi sto scoprendo nuovi metodi per creare delle rendite automatiche.
Per chi non avesse chiara l’idea di rendita automatica, sono appunto delle attività lavorative che “camminano” e producono denaro senza la nostra costante presenza fisica.
Praticamente l’opposto del dipendente, che deve invece garantire una presenza fissa in un determinato posto per un tempo prestabilito.
Uno dei mezzi più efficaci per crearsi delle rendite automatiche, tanto per citarvene uno, è senza dubbio internet. Due i motivi principali.
Il primo perchè in molti casi non preclude un grosso investimento, anzi spessissimo non richiede proprio nessun costo.
Il secondo motivo perchè, guardandovi intorno, vi accorgerete che i nuovimilionari di oggi provengono quasi tutti da internet e dal mondo del web. Come vi accennavo prima, molti di loro non hanno avuto neanche bisogno di un capitale iniziale.
Qualcuno di voi conosce la storia di “The Million Dollar Home Page” ? E’ il perfetto esempio di fare soldi senza soldi, senza un titolo di studio appropriato, un vero capolavoro di inventiva e originalità all’estremo!
Un’altro aspetto che amo di “Padre Ricco, Padre Povero” è il fatto di abbattere definitivamente il mito del “titolo di studio” per fare carriera.
Ti faccio esempio personale.
Mio fratello (più grande di me di 2 anni) a 17 anni lasciò i studi per imparare il mestiere del meccanico. Dopo circa 8 anni di esperienza all’interno dell’officina, fece domanda nella stessa multinazionale dove lavoravo nel settore della vendita.
Venne assunto nel pool-assistenza, un’area che offre al cliente un supposrto di tipo tecnico, mediante collaborazioni, partnership di meccanici, gommisti e carrozzieri distribuiti e convenzionati su tutto il territorio nazionale.
Dopo una anno passò al settore del network dove lui stesso creava e gestiva la rete di affiliati. Lavoravamo nella stessa azienda, io ero perito meccanico con tanto di diploma, lui ha tutt’ora la licenza di terza.
Nonostante tutto aveva tre livelli più di me e quindi percepiva uno stipendio più alto.
Ora è diventato direttore di un’altra società che offre servizi alle più grandi multinazionali di autonoleggio leasing.
Questa è la dimostrazione di come un ragazzo con ottime capacità (sa comunicare efficacemente) e voglia di apprendere (sin dai tempi dell’officina ha sempre seguito corsi e conseguito attestati vari) possa sopraffare chi abbia un titolo di studio apparentemente di maggior valore.
Il Padre Ricco non era istruito, anzi lo era, ma dal punto di vista finanziario, e tutto ciò grazie alla sua inventiva ed intraprendenza e non certo per qualche laurea di troppo.




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