martedì 28 agosto 2012

Le "dipendenze" della benzina





L’Italia è il quarto Paese al mondo per il costo della benzina. Secondo la classifica di Bloomberg, la Norvegia è la nazione in cui la benzina costa di più: prezzo alla pompa di 2,2 euro al litro. La classifica, però, cambia se si considera il reddito medio. In questo caso, il primo posto spetta all’India e la ricca Norvegia slitta in cinquantaduesima posizione, l’Italia al trentaquattresimo posto.
Nel Belpaese a pesare sul prezzo dei carburanti sono, per oltre il 50 per cento, tasse e balzelli. Proprio in questi giorni il prezzo della verde ai distributori della rete ordinaria ha sfondato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Un record al rialzo che, guarda a caso, casca proprio in concomitanza con il rientro degli italiani dalle ferie. Ai prezzi raccomandati hanno messo mano “Eni (+ 1,6 cent al litro e +1,0 sul diesel), Tamoil (+1 cent al litro solo sulla verde) e Api con un ritocco di ben 0,5 cent anche in questo caso solo sulla benzina”, secondo i dati di Quotidiano Energia. E il caro benzina “costa agli italiani 420 euro l’anno per l’acquisto e 348 per i costi indiretti, come il trasporto merci”, commenta Federconsumatori. Insomma, un pieno di benzina, ormai, si paga come una settimana di spesa alimentare.
Ma cosa influisce sul prezzo del carburante? Il 58% del prezzo della benzina, 52% quello del diesel, è formato, come detto, da tasse (accise ed Iva). Se la benzina fino a qualche settimana fa costava 1 euro e 80 centesimi al litro, quasi un euro e dieci va al fisco. Il costo della materia prima (il cosiddetto Fob: acronimo per Free on board) incide solo per il 35%, ossia poco meno di 60 cent. Il margine lordo delle compagnie – che comprende raffinazione, trasporto, assicurazione, stoccaggio, distribuzione e vendita agli automobilisti – è del 7,8% (12,5% per il diesel), corrispondente a 14 cent (21 per il diesel). Solo su questo margine i distributori possono agire per ritoccare, magari con qualche iniziativa promozionale, i prezzi alla pompa.
La materia prima è sottoposta alla quotazione Platts della benzina sul mercato internazionale. Platts è un provider di informazioni sull’andamento della domanda e dell’offerta dei prodotti petroliferi. La società è una divisione della McGraw Hill - la stessa azienda che ha la proprietà di Standard & Poor’s, per intenderci – che ogni giorno fornisce stime sui prezzi che vengono utilizzate come punto di riferimento per gli operatori del settore. I prezzi sono in dollari americani per tonnellata. In Italia, per quanto riguarda la benzina, gli indici dei prezzi sono Platts FOB Italy e Platts CIF Med. Si tratta di due clausole contrattuali in uso nelle compravendite internazionali che servono a stabilire i diritti e i doveri di venditori e compratori, definendo anche la suddivisione dei costi di trasporto, assicurativi e doganali, tra venditore e acquirente.
A pesare sul prezzo sono, soprattutto, le accise. Sono imposte che gravano sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell’Iva che incide sul valore. L’ultimo ritocchino, ovviamente al rialzo, delle accise è arrivato con la manovra Salva Italia di Monti (0,082 euro al litro). Ma gli innumerevoli balzelli che appesantiscono l’oro nero risalgono, addirittura, al 1935: 0,001 euro per la guerra in Abissinia. Oppure 0,007 euro per la crisi di Suez del ’56; 0,051 euro per il terremoto in Friulidel 1976 e via discorrendo, passando per la missione in Bosnia del 1996 (+0,011 euro al litro) o per il nuovo contratto degli auto-ferrotranvieri del 2004 (0,020 euro di aumento). Ma non finisce qui. Oltre a questo, ci sono anche le gabelle regionali. Il totale delle accise dà 0,7042 euro che si intasca il fisco. A questi si possono aggiungere anche le accise delle singole regioni, arrivando così al totale, medio, di 0,7070 per la benzina e 0,5820 euro di accise sul gasolio. Ma non bisogna dimenticarci l’Iva. L’imposta sul valore aggiunto. Adesso è al 21%, ma l’anno prossimo potrebbe tranquillamente essere amentata al 23%; il rincaro successivo è in previsione per il primo gennaio 2014, quando la pressione potrebbe arrivare al 23,5%.
C’è poi un altro fattore da considerare. Il costo del petrolio, al barile, non risente di grandi aumenti di prezzo, ma la benzina continua a correre. Quando aumenta il prezzo del greggio, di rimando, si alza anche quello alla pompa. Ma non avviene quasi mai il contrario: se calano le quotazioni del petrolio, il prezzo del benzinaio resta dov’era. Le spiegazioni di economisti prenderanno in considerazione il discorso della domanda e dell’offerta, con tutte le considerazioni del caso. Semplificando, si tratta di una grossa speculazione. Il resto, come abbiamo raccontato, lo fanno le imposte.
Ma non funziona così in tutta Europa. In Francia, ad esempio, se la benzina aumenta di 10 cent al litro, il governo corre ai ripari, abbassando le tasse. Il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, ha rassicurato gli automobilisti: “Per il momento sarà una semplice riduzione. Sarà modesta e temporanea”. Da Parigi hanno pure chiesto ai produttori e distributori di “fare uno sforzo”, mentre il governo sta ipotizzando di mettere a punto una legge che fissi un tetto massimo per i rincari alla pompa: 1,50 euro al litro per la verde e 1,40 per il diesel. Rispetto all’Italia, un altro mondo.

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