Dallo studio che combina analisi sul campo, dati empirici e dati sperimentali, sia su un campione di investitori sia su uno di studenti, emerge un dato inequivocabile: la mente umana è una macchina per la scoperta di scorciatoie, mappe e percorsi intuitivi, basata sull’esperienza e l’analogia, più che sul calcolo analitico. Perché questo non dovrebbe valere anche per l’investitore ed il mercato?
I dati mostrano che sia riguardo alla ricerca d’informazione, sia riguardo alle decisioni d’investimento, sembra che gli investitori spesso limitino fortemente l’analisi e la scelta di alternative, seguano intuizioni dall’esperienza e si concentrino su decisioni soddisfacenti, al posto di cercare pervicacemente alternative ottimali per ogni decisione. E questo anche quando l’informazione disponibile sul mercato è abbondante, o meglio proprio per quello!
Del resto, Gigerenzer e un collega qualche anno fa (studio su Topics in Cognitive Science, 2009) avevano dimostrato in un noto esperimento, che un gruppo di investitori comuni che seguivano intuizioni basate sull’esperienza e sul buon senso, con informazioni “pubbliche” facevano predizioni migliori sugli andamenti di mercato rispetto ad investitori professionali, dotati di informazioni privilegiate e tecnologie decisionali più raffinate. Insomma, più tecnologie, più informazioni, più calcolo non sempre significa decisioni migliori. “Less is more”, si direbbe.
Non è che forse ciò dipende dal fatto che anche l’investitore non è altro che un essere umano, evoluto da generazioni per scovare buone idee e scorciatoie mentali per navigare in un flusso di informazioni ed eventi che altrimenti richiederebbero eccessivi costi decisionali? Facevano così i nostri antenati cacciatori e raccoglitori nel Paleolitico, forse facciamo così anche noi, no?
Questo dovrebbe ricordare ai maghi della consulenza che “fare le cose semplici”, capire la razionalità insita anche e soprattutto nel comune investitore, condividere convinzioni e visioni, parlare al buon senso, è una condizione fondamentale, prioritaria per un agire responsabile ed “economicamente” utile. In più, mi chiedo, non è che forse i mercati diventerebbero più intellegibili, l’economia qualcosa di migliore, se tutti noi pensassimo e agissimo “più semplice”, “stupidi” che non siamo altro?
Fonte: AdviserOnly
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